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Firenze – Salone di Firenze – L’ ultima fiera.

salone di firenze - lalcova - porta dogon

 

Non ricordo sinceramente che anno fosse, quello della nostra prima partecipazione ad una manifestazione fieristica. Ma so che questa sarà con buone probabilità, l’ultima fiera che faremo. E non è poi così importante.  Forse, era il 1990. Erano momenti difficili come oggi.

La svalutazione della lira di quasi il 30% ci aveva costretto a fare i mercati dell’artigianato, cominciando proprio dalla strada.

Un ombrellone sotto la pioggia per ripararsi,  e tanta voglia di fare come sempre.

Ma ogni volta, ora come allora,  che ci si pone di fronte ad un evento di cui ci siamo trovati a valutare l’impegno per parteciparvi,  è inevitabile tirare le somme per capire come ci presenteremo di fronte al pubblico. Guardando a ciò che porteremo oggi in fiera, mi rendo conto che ci sono solo pochi pezzi, come dire “vecchi” o storici della nostra produzione. L’ ottanta per cento è nuovo. Nuovo nel senso, che è nato di recente. Ed in tempo di maggiore incertezza. Questo senza dubbio è un punto di forza, per incontrare la curiosità di chi ci visiterà . Ma è giusto chiedersi anche, come e se il pubblico è cambiato. E come si pone, di fronte ad un prodotto artigianale come il nostro.

Di questo  siamo contenti in parte devo dire. Ci viene fatto osservare inoltre da più parti, che per vendere meglio e far conoscere di più ciò che facciamo, bisogna che in qualche modo ci sforziamo di usare questo mezzo di comunicazione. Internet.

Ma l’artigianato, inteso come qualcosa che viene creato da colui  che  “sa” fare, viene stimato spesso in maniera errata o difficilmente compreso.Come come fosse una forma di arte.Come qualcosa di straordinario, oppure di inaccessibile.

Questo probabilmente paradossalmente deriva, dalla facilità di consumare qualsiasi prodotto, che comodamente può essere acquistato su un semplice catalogo o in un grande centro commerciale.  La strada che separa l’acquisto di un oggetto qualsiasi,  dalla storia che lo ha prodotto, traspare sempre più come essere rapida e tracciabile, tanto da rendere l’intero processo creativo di un oggetto, quasi scontato e prevedibile. Si sa da dove viene, chi l’ha fatto, e si può capire spesso toccandolo, la sua qualità  fino a giustificarne il prezzo.

Ed è pieno di quei riferimenti, che invece non possono essere tracciabili,  in un prodotto come il nostro, che nascono da dinamiche a volte incomprensibili, anche a noi che lo produciamo.  

Un pezzo prodotto artigianalmente deve essere visto con altri occhi, o si rischia di non capire cosa si sta acquistando e peggio ancora, si rischia di rimanere insoddisfatti fino al punto di sentirlo distante e inaccessibile. La conseguenza diretta, della fine della tradizione orale. Soprattutto è cambiato il rapporto con il cliente che spesso non comprende che dietro ad un lavoro di questo tipo, ci sono una infinità di dettagli che lo rendono, per chi lavora, del tutto indivisibile dalla sua storia e dal suo percorso. Qualsiasi esso sia stato, o ancora sia.

 Prime due giornate di fiera.

Incontri con personaggi particolari. Da quelli che ti chiedono l’elemosina, come è accaduto ieri, a quelli che ti chiedono se magari vendi i mobili che hai esposti. Ti verrebbe voglia di rispondere male, ma alla fine con il miglior sorriso che hai, l’unica cosa che puoi fare è ammettere, che li hai portati a Firenze per fargli prendere aria.

Ascoltare le storie di chi ti viene a trovare, qualsiasi esse siano, è l unico modo per farsi piacere una fiera. Al di là se venderai o meno. Può succedere veramente di tutto, e ti aiuta ad ingannare attese spesso molto lunghe.  Ricordo molto bene di una cliente, che entrò un giorno nel nostro stand, come folgorata. Ci siamo abituati e ci fa piacere. Scelse subito due pezzi  e se li fece consegnare immediatamente. Un tavolo con la sabbia, e un Tanit. Uno dei modelli che abbiamo sempre venduto con più facilità. Un mobile a 9 sportelli simile a questo. Una volta consegnato il tutto, stavo per andarmene, quando la signora, un’ attrice  che insegnava teatro presso il carcere di Volterra, mi chiese di pregare insieme a lei. Era una devota della Soka Gakkai. La cosa non mi stupì affatto ed ero, ma a quanto pare, non mi potevo ritenere esonerato, da quella situazione.  Andammo in una stanza della sua casa in cui aveva allestito un   gohonzon .

Si tratta di un piccolo altare votivo, all’interno del quale  si trova una pergamena. Ci sedemmo a terra, mi consegnò un biglietto sul quale potevo leggere un mantra da ripetere, e dopo avermi chiesto di rispettare qualche minuto di silenzio e meditazione, cominciammo a ripetere insieme quanto era scritto sul foglio, che ancora gelosamente conservo. Era il suo modo di condividere con me la gioia di aver fatto un acquisto che l’ aveva resa felice. Soddisfazioni rare, che nascono  proprio dal coltivare rispetto verso chi ci viene incontro, chiunque esso sia.

Ultime due giornate di Fiera

L’ idea di partenza,  era quella di raccontare una manifestazione fieristica dalla nostra prospettiva, ma l’unico divertimento, temo sia stato assistere alle tecniche dei venditori  di Folletto, l’aspiratutto.  Peccato, per chi si  è perso  l’abbordaggio del cliente, “made in tuscany”.

Sono incredibili. Un esercito di venditori scatenati e armati da una grinta da fare invidia. Ne avessimo noi un paio, probabilmente non saremmo qui a raccontare fesserie.  

In effetti non è successo molto nei giorni infrasettimanali, e non staremo qui a sottolineare ciò che non è accaduto, vista la scarsità di pubblico e di espositori. Di fatto, il cuore della fiera,  ha battuto,  nei due week end in cui il Salone ha funzionato, come sempre.  Siamo stati avvicinati da molti clienti passati e da quelli che lo sono diventati. Tra le cose più interessanti la collaborazione con Marco Valenza.

 

l'alcova arredamenti

Ho visto crescere Marco.   Nato e cresciuto a Pantelleria, dove da più di venti  anni abbiamo un piccolo negozio di arredamento e complementi di arredo L’alcova, Marco, si è da poco diplomato all’ Accademia di Belle Arti di Carrara a pieni voti. Cresciuto in una famiglia che sicuramente ha saputo trasmettergli il senso del lavoro e del rispetto, si è da poco trasferito a Firenze. 

Ad un tratto, me lo sono trovato nel nostro  stand, pieno di quella voglia di fare, e di quella conoscenza innata  e tipica, di chi sa tradurre, con il  colore la sua natura.  Ci ha fatto compagnia durante questa settimana, ed era piuttosto inevitabile che incominciassimo a mettere giù, delle idee per future collaborazioni. 

l'alcova

La Sicilia  senza sapere fino a che punto, e  per quella sola parte, che appartiene al piacere di chi la visita,  contiene  e vive di una memoria, che per altre regioni d’Italia si evoca solo nei musei.

E’ un qualcosa che si  esprime attraverso le sue contraddizioni, i suoi odori e la sua incapacità di fare a meno di tutto questo. Per fortuna, e nonostante i luoghi comuni. 

Da tempo, cercavo qualcuno che sapesse raccogliere la mia intenzione di avvicinarmi nel dettaglio, al gusto iconografico di alcune passioni siciliane,  che mi trascino dentro da sempre. Chi, in questo caso,  meglio di Marco ?

 

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Nell’ordine,  un naufragio, un ex voto o una cassetta di frutta possono essere le varianti, di un gioco di cui non conosco ancora l’inizio. 

 

Lalcova.com

 

 

 

 

Cosa c’ entri tutto questo con la Toscana, con i nostri clienti abituali o non, o con quelli che seguitavano a ripetere , “vedi codesti sono bellini per le case a i mmare”, io non lo so. Questi ultimi si sono diradati di recente. La crisi per fortuna, deve averli decimati.

Le spie invece,  sono sempre presenti.  A noi piace considerarle tali. E ci fanno sentire quasi indispensabili. Di solito si riconoscono dai vestiti ( blu in lungo, o casacca avio reverse beige ) e dallo sguardo catatonico.   Rigorosamente in coppia, di uomini ovviamente, si strattonano delicatamente nello stand,  assenti e con lo sguardo rivolto altrove. Hanno sempre il telefono in mano pronti a scattare foto ed il metro in tasca. Evitano rigorosamente il tuo sguardo. 

Per farli scappare, mentre si bisbigliano le varianti  con cui faranno assai meglio di te ciò che vedono, l’unica cosa è scattare in piedi all’improvviso fingendo un colpo di tosse ricco di umori. Loro ti vedranno con la coda dell’orecchio, e toccandosi leggermente spariranno come falene di notte, spesso invitandosi l’un l’altro, a voce alta per prendere un caffè. Oggi è il Brasile, a guardarci da lontano, come dalle statistiche del nostro sito di Google Analytics. Secondi dopo l’Italia. A corto di idee a quanto pare.

 

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Sicuramente una costante delle fiere sono le coppie di qualsiasi genere, in cerca di soluzioni. Con piccole e grandi differenze di età. Sempre tra i 30 e i 40, e di qualsiasi genere.  Sono quelle più attente.

Ricambiamo sempre il piacere con tutte  le diversità di genere, senza riserve. Tra diversi, (  ma da cosa poi ? ), ci verrebbe da dire infine,  ci si capisce al volo.

Una casa va arredata con calma, e senza fretta. Inutile programmarla, se si vuole farla aderire al proprio sogno e magarli farla diventare una tana. Per tutto il resto basta Mastercard. O un catalogo qualsiasi.

Importante è viverla giorno dopo giorno. Faticarsela per risolverla. Aspettare che l’oggetto di cui avevavmo bisogno ci scelga, più che imporre il nostro bisogno di averne uno che ci accontenti comunque. Sono certo che se andassi a scavare nella vita di ognuno che dorme in un nostro letto, avrei avuto una storia in più da raccontare. Quanti figli sono nati in quei letti ?  Un giorno, forse tra poco, li vorrò conoscere. 

Una mediazione è ncessaria anche in questo. Anche per chi scrive, certo che non verrà letto. L’assenza di lettori, non è sempre un dato di fatto importante, in  relazione a ciò che si vuole ottenere e raccontare.

Si scrive anche solo per raccontare. Qualcuno prima o poi,  raccoglierà e diventerà qualcosa di diverso.

Per noi, per me, è stato solo il modo per definire il  territorio e la unicità della propria esperienza. A dispetto di  professionalità imbarazzanti. Di stereotipi a cui non riuscire malgrado tutto ad aderire.

 Le contaminazioni vanno augurate e sperate anche fosse per mantenere vivo un ricordo.  Un ennesima partenza, un arrivo nell’isola che ami, o in ciò che di bello sei riuscito a partorire, quasi come un figlio.

 

 

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