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I Robot di Andrea Locci

 

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Avevo conosciuto  Andrea Locci , un pò di capelli fa.

E’ passato talmente tanto tempo, che se non avessi pronunciato due o tre nomi, ieri sera davanti a lui, l’associazione di idee e il riconoscimento reciproco, non sarebbe scattato. E non ci saremmo mai ritrovati.

Credo stiamo parlando di una quindicina di anni  indietro. Andrea aveva un piccolo banco sulla strada, come facevamo noi ancora prima di lui tanti anni prima. Il tavolo era vicino a piazza dei Cavalieri a Pisa. Era pieno di zucche svuotate, dalle quali aveva tirato fuori delle lampade.   Pochi giorni dopo, andai a trovare Andrea a casa sua a Calci. Non era una vera casa. Ho un ricordo opaco e lisergico. Un’enorme ex stalla piena di tutto, che sembrava essere stata presa di peso, e staccata da Cristiania, dove avevo vissuto, e portata sulle colline pisane.

Bomba. Mi piaceva tutto.

Forse, feci la figura di quello che aveva i soldi, e un negozio a Pantelleria. Ne comprai una ventina credo, ma le più belle le tenni per me. Una, fatta con tre mestoli un diamante ( vero! ) e un coperchio del bricco del latte, ancora la notte la tengo vicino al letto.

Ne conservo gelosamente ancora 5. Avendo un negozio estivo, ne rimasi folgorato ed ero come sempre convinto che se piacevano a me, sarebbero piaciute anche ai miei clienti. Lo rifarei ancora. Quel classico tipo di oggetti, che si tengono per fare mostra e che non si dovrebbero acquistare per rivendere, pena la perdita di denaro. Un certo tipo di artigianato, non può mai essere a buon mercato, altrimenti non sarebbe tale. Il rapporto tra il prezzo di acquisto e la vendita, in quel caso non esisteva proprio. Probabilmente le zucche furono vendute a poco più di quanto l’avessi comperate. Un pessimo investimento, ma sufficientemente in linea con ciò che produciamo, da rendersi indispensabile al connubio.

L’uno avrebbe venduto l’altro.

Ieri sera ho incontrato Andrea di nuovo, ad una mostra organizzata dedicata a lui,  tra quattro belle mura in Via Cavour 57 a Pisa. Il padrone di casa, Michele di Gregorio, si diverte, con mecenatismo, gusto e ironia, a presentare ai suoi amici  chi,  ma soprattutto,  ciò che gli pare e piace. Per farne, un motivo per stare insieme, e passare una serata tra amici.

E questa è l’evoluzione delle zucche.

 

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Una marmaglia indecorosa e sciatta
Un ravanaio di tormenti e deformi lattonerie d’altri tempi.
Un colabrodo esistenziale di vaneggiamenti.
Un riepilogo di bricconerie e guasconate.

Paiono uscite da Hoppipolla. Oppure da Mr. Jones, o da The Carnival is over .A voi la scelta….

 

Grazie Andrea e in bocca al lupo..

 

Miemo, Toscana.

 

Ero stato a Miemo, in provincia di Pisa circa 30 anni fa. In sella ad una Gilera, che avevo comprata usata  dal figlio di quello del bar. Non aveva l’aria di andare lontano , e finì sotto le macerie di una casa che gli crollò addosso. In una notte di tregenda.

La scorsa Domenica ci sono tornato. Spinto dal ricordo, più che dalla voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Quasi impossibile percorrere la statale che conduce al piccolo borgo, e che tutto dà, meno che l’idea di essere un luogo ameno. Ma vale la pena, percorrerla.

Si snoda dalla Sterza fino alla strada che collega Volterra a Cecina, percorrendo il fondo valle, per quasi 20 km.  Ai lati, due coste di montagne coperte di macchia e bosco, impenetrabili. Per km non si vede un anima viva.  Sparse lungo il percorso,  ai bordi della fondo valle,  poche case e tutte con  con cartello vendesi. Ispirano tenerezza. Non si riesce neanche a immaginare a quale trattativa si potrebbe imbastire  per il loro acquisto. Discuterne il prezzo, sarebbe come chiedere  a un derviscio, se mentre danza, patisce mal di stomaco. Non appare  neanche la lontana possibilità di qualcuno che potrebbe venire qui, a  rifarsi un esistenza. L’abbandono che ispirano queste contrade è sacro.

Il manto stradale non viene sistemato, probabilmente da quando è stato fatto. A chi servirebbe ?  Appena voltato la strada per immettersi nello sterrato che conduce a Miemo, sulla sinistra una casa disabitata. Il tempo ha sistemato tutto anche lì. Salendo mi sarebbe piaciuto sentire una radio accesa provenire da qualche finestra. Qualche gallina nell’aia ? Piccioni ? Neanche l’ombra.  Era sera, ieri quando sono arrivato nella corte di Miemo.

 

Miemo

 

Mentre salivo lemme, le rampe polverose,   il sole affogava nella salsedine, che il vento di maestrale, aveva spinto oltre l’orlo delle colline che guardano la costa, di là.

L’aria gialla e dorata, puntava diritta su un cartello di divieto di accesso che mi sono preso la briga di eliminare da tutte le foto. Chiedo all’unica persona che vedo dove posso parcheggiare. Mi risponde con quella indifferente sufficienza di cui i toscani sono eroi e martiri, “dove vuole “. Sicuro che sarei rimasto il tempo necessario per levarmi dalle scatole.

 

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Addentratomi nel borgo, questo è cio che rimane. Porte chiuse e finestre sprangate. L’unico rumore la fontana dove un tempo le donne del paese lavavano i panni.  Tutto intorno una pace siderale che prelude al colpo finale. Unico cenno di vita i fiori nei vasi, e l’erba appena rasata. Segno che qualcuno, almeno lo scorso anno qui deve averne piantati. E due mollette per i panni stecchite.

 

 

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Yes, I like it

 

We like the idea, of opening a page dedicated to images, that we collected on the network, or traveling, and that can be dedicated to everything that makes the idea of living in a house. Welcome contributions from anyone who wants, to send us pictures of  his own home, a detail, a color, or a simple reminder that speaks of something familiar and ancient. Let’s start with this beautiful image of this courtyard.

 

Ci piace l’idea di aprire una pagina dedicata a immagini che abbiamo raccolto in rete, o viaggiando e che possono essere dedicate a tutto ciò che rende l’idea di abitare una casa. Gradito il contributo di chiunque voglia inviarci le immagini della propria casa, di un dettaglio, di un colore, o di un semplice ricordo che ci parla di qualcosa di familiare e antico. Cominciamo con questa bella immagine di questo cortile.

 

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Ceramiche De Simone

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