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I Robot di Andrea Locci

 

andrea locci 1

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Avevo conosciuto  Andrea Locci , un pò di capelli fa.

E’ passato talmente tanto tempo, che se non avessi pronunciato due o tre nomi, ieri sera davanti a lui, l’associazione di idee e il riconoscimento reciproco, non sarebbe scattato. E non ci saremmo mai ritrovati.

Credo stiamo parlando di una quindicina di anni  indietro. Andrea aveva un piccolo banco sulla strada, come facevamo noi ancora prima di lui tanti anni prima. Il tavolo era vicino a piazza dei Cavalieri a Pisa. Era pieno di zucche svuotate, dalle quali aveva tirato fuori delle lampade.   Pochi giorni dopo, andai a trovare Andrea a casa sua a Calci. Non era una vera casa. Ho un ricordo opaco e lisergico. Un’enorme ex stalla piena di tutto, che sembrava essere stata presa di peso, e staccata da Cristiania, dove avevo vissuto, e portata sulle colline pisane.

Bomba. Mi piaceva tutto.

Forse, feci la figura di quello che aveva i soldi, e un negozio a Pantelleria. Ne comprai una ventina credo, ma le più belle le tenni per me. Una, fatta con tre mestoli un diamante ( vero! ) e un coperchio del bricco del latte, ancora la notte la tengo vicino al letto.

Ne conservo gelosamente ancora 5. Avendo un negozio estivo, ne rimasi folgorato ed ero come sempre convinto che se piacevano a me, sarebbero piaciute anche ai miei clienti. Lo rifarei ancora. Quel classico tipo di oggetti, che si tengono per fare mostra e che non si dovrebbero acquistare per rivendere, pena la perdita di denaro. Un certo tipo di artigianato, non può mai essere a buon mercato, altrimenti non sarebbe tale. Il rapporto tra il prezzo di acquisto e la vendita, in quel caso non esisteva proprio. Probabilmente le zucche furono vendute a poco più di quanto l’avessi comperate. Un pessimo investimento, ma sufficientemente in linea con ciò che produciamo, da rendersi indispensabile al connubio.

L’uno avrebbe venduto l’altro.

Ieri sera ho incontrato Andrea di nuovo, ad una mostra organizzata dedicata a lui,  tra quattro belle mura in Via Cavour 57 a Pisa. Il padrone di casa, Michele di Gregorio, si diverte, con mecenatismo, gusto e ironia, a presentare ai suoi amici  chi,  ma soprattutto,  ciò che gli pare e piace. Per farne, un motivo per stare insieme, e passare una serata tra amici.

E questa è l’evoluzione delle zucche.

 

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Una marmaglia indecorosa e sciatta
Un ravanaio di tormenti e deformi lattonerie d’altri tempi.
Un colabrodo esistenziale di vaneggiamenti.
Un riepilogo di bricconerie e guasconate.

Paiono uscite da Hoppipolla. Oppure da Mr. Jones, o da The Carnival is over .A voi la scelta….

 

Grazie Andrea e in bocca al lupo..

 

Kubà

Apriamo una pagina per parlare dei Kubà e dei Bogolan. Sono dei tessuti di fabbricazione Africana, che vengono usati come arazzi, e a volte come veri e propri abiti. Di solito provengono dal Mali o dal Senegal. I Kubà, sono spessi, e costituiti da una trama fitta, e complessa. I Bogolan, sono invece strisce di tessuto cucite tra loro, e successivamente colorate con pigmenti naturali. Ne abbiamo a disposizione alcuni pezzi, per noi veramente interessanti, per dimensione, tessitura e colore.

 

Kubà 1

Questo Kubà, costituito da strisce di tessuto di due tonalità, si presenta molto bene ed è adatto a vari tipi di utilizzo.

Kubà 1 - l'alcova arredamenti 1601360_10152259105546672_1971159532_nRicamato e cucito a mano misura 530 x 100 cm. Doppio colore in tinta. Necessita piccoli restauri. Ottimo per un copriletto da bordare con altro tessuto per raggiungere la larghezza desiderata. Altre info qui

 

LRS_9957Il retro evidenzia chiaramente la sua artigianalità e la complessità della lavorazione.

 

 

Kubà 2

Anche questo pezzo ha grandi dimensioni. In tinta unita, cucito e ricamato a mano.

Kubà 2 - l'alcova arredamenti

Kubà 2

Dimensione 530 x 100. Buono stato di conservazione. Ideale per la realizzazione di un copriletto bordato con altro materiale. Altre info qui

 

Kubà 3

Questo pezzo, di grandi dimensioni, è particolarmente interessante per la doppia coloritura. Ocra e mattone. Probabilmente usato come abito, si presta ad essere utilizzato come arazzo o come copriletto opportunamente assemblato.

Kubà 3 - L'alcova arredamenti Kubà 3 - L'alcova arredamenti Kubà 3 - L'alcova arredamentiMisura  660 x 95 cm doppio colore. Ottimo per un copriletto da bordare con altro tessuto per raggiungere la larghezza desiderata. Altre info qui

 

 

 

Kubà 4

Spesso dobbiamo scegliere questi tessuti tra centinaia di pezzi simili. Da questo siamo rimasti colpiti subito, per la sua originalità nel disegno, e per i colori molto caldi.

Kubà 4 - L'alcova arredamenti

Kubà 4 - L'alcova arredamenti

Misura 400 x 60 . Ottimo stato di conservazione. Adatto per la applicazione su ante di armadio o testata letto. Altre info qui

 

 

 

 

Kubà 5

I pezzi che seguono, sono più recenti, e piu ridotti nelle misure ed ovviamente nel prezzo. Proprio in considerazione di questo , possono essere utilizzati, come runner, arazzo, testata letto, rivestimento ante armadi, cuscini.

Kubà 5 - L'alcova arredamentiMisurano 440 x64  quello di sinistra, e 340 x 60 quello di destra. Ottimo stato di conservazione. Ideale per la realizzazione di come runner, arazzo, testata letto, rivestimento ante armadi, cuscini.Altre info qui

 

 

 

Kubà 6

Questo è senza dubbio il pezzo più bello che abbiamo disponibile al momento. Finemente lavorato, e molto spesso nell’ordito, può essere usato anche come passatoia o come tappeto. Sconsigliato il taglio, per altre realizzazioni.

Kubà 6 - l'alcova arredamentiti

Kubà 6 - l'alcova arredamenti

Dimensioni 500 x 55 tessitura doppia e molto robusto , adatto anche come passatoia . Ottimo stato di conservazione. Altre info qui

 

 

 

Bogolan 1

Per finire due splendidi Bogolan, colorati con pigmenti naturali e di grandi dimensioni. Necessitano di restauro e di essere resi più pesanti , magari con un lavoro di ricostruzione della parte interna con tessuto su tono.

Bogolan 1- l'alcova arredamenti

Misurano   240 x 240 e quindi naturalmente predisposti per la realizzazione di due copriletti matrimoniali.Per maggiori informazioni, qui

Tavoli con la sabbia

tavolo con la sabbia

 

 

 

 

 

Sabbia. L’idea di cominciare a produrre tavoli con la sabbia, è stata del tutto casuale. Dovevo restituire un servizio di tazze, ed oggetti personali.

Preparai una piccola cassa di legno, e non avevo plastica per imballare ciò che stavo per spedire. Né avevo la possibilità di comprarla. Riempii la cassa di tutto ciò che dovevo restituire, rovesciandoci dentro, della sabbia molto fine.

Di quella che si usa per fare gli intonaci. Qui la chiamano sabbia di Torre del Lago. Quasi impalpabile al tatto. Mentre la versavo sugli oggetti che erano disposti sul fondo, pensai che chi l’avrebbe aperta, avrebbe dovuto penare un pò a trovare il contenuto, che a qual punto doveva quasi essere scavato, come fosse stato sepolto.

I bordi delle tazze e tutti gli altri oggetti che ci avevo nascosto, ad un certo punto apparivano parzialmente. Come fossero dei ricordi, o dei reperti. Capii che stavo facendo qualcosa di diverso, e associai il tutto, nei giorni a seguire al gioco della sabbia di Dora Kalff. E di suo figlio Martin che avevo avuto modo di conoscere a Zollikon in Svizzera. Tantissimi anni prima. Una singolare terapia di analisi, chiamata il Gioco della Sabbia, indicata soprattutto per i bambini. Inutile dire, che sono stati proprio i bambini, ad essere i nostri fan più sinceri in occasione di fiere ed esposizioni.

 Vedere emergere dalla sabbia quegli oggetti, mi fece pensare che poteva essere interessante proporre al nostro pubblico, qualcosa del genere. Ognuno avrebbe potuto personalizzare il contenuto del proprio tavolo, con oggetti o ricordi della propria vita personale. O farlo diventare un luogo dove poter sfogare la propria fantasia.

Così nacque l’idea di incominciare a produrre tavoli, che avessero non solo la funzione di arredo, ma che diventassero un qualcosa che nel tempo cambiava, e si arricchiva per diventare qualcosa di diverso. Abbiamo cominciato a produrre tutto questo nel 2002 e fino ad oggi, contando molte imitazioni, migliori o peggiori della nostra, non sta a noi a dirlo, ne abbiamo costruiti di tante misure. Bassi, alti, da 6 e 8 posti, da 4 e per ogni esigenza.

 

 

 

 

 

tavolo con sabbia

 

 

 

 Tra i tanti ad acquistarne uno, fu Bobo Rondelli. Ci venne a trovare nel nostro magazzino anni fa. Io non sapevo chi fosse sinceramente. Mentre sua moglie mi chiedeva informazioni, sui pezzi che avevamo esposti in maniera poco ordinata, lui si sdraiò su uno dei nostri letti che erano esposti.

Sulle prime ero tentato, come dire, di invitarlo ad alzarsi, ma capii che ero in presenza di un personaggio del tutto particolare, e lasciai correre. Volevano avere un armadio sospeso da terra. Sì, un armadio attaccato in aria sulla parete ma che non appoggiasse i piedi a terra. I sospetti divennero certezza, e nacque comunque dopo poco, un ordine.

Ci salutammo, non prima che la moglie in un attimo di distrazione di Bobo, mi chiedesse quasi sottovoce se avessi capito chi avevo davanti. Si era accorta, ma senza un vero tono di giudizio, che qualcosa mi era sfuggito. Mi disse che si trattava del Rondelli, noto cantautore Livornese. Quello di Ottavo padiglione. Imbarazzato, per non averlo riconosciuto, mi scusai e ci salutammo. Dopo qualche giorno, la signora mi richiamò.

Volevano annullare l’ordine e cambiarlo “con uno di quei tavoli che fa lei”, mi disse… “A Bobo, è piaciuto molto quello che abbiamo visto esposto”. Tornarono, e quando aprii la porta del magazzino, lo invitai a sdraiarsi di nuovo scusandomi, di non aver rifatto il letto dopo la sua ultima visita. Scoppiammo tutti a ridere. Ordinarono un bel tavolo da 8 posti con la sabbia per la loro casa di Livorno. Fu  Bobo ad aspettarmi sotto strada al furgone, per scaricarlo. In una popolare strada del centro di Livorno. Quando entrammo in casa c’erano due bambini ad accogliermi. Con una grande busta di plastica, piena di biglie di vetro. Non feci in tempo a riempire il tavolo con la sabbia di mare, che erano già lì che giocavano.

 

 

 

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Tutti i tavoli in fotografia sono stati realizzati su misura, partendo dal fatto che un tavolo 6 posti come minimo misura 130 x 80 , un tavolo 8 posti 190 x 90.  Il tavolo basso in fotografia è disponibile qui .

                             Per ulteriori informazioni rivolgersi qui

 

 

 

I piccolini

Una serie di piccoli mobili, che abbiamo chiamato  “I piccolini ”  per distinguerli  dagli altri. Sono utili per le casa e di estrema semplicità, e sono esposti attualmente al Salone di Firenze, fino al 15 Marzo nel nostro stand a prezzi particolari.

piccola credenza- lalcova.com, l'alcova arredamenti

Questo misura 80 x 110 con profondità 40, e può essere fatto anche su misura se vi piace il modello. Per maggiori informazioni su questo prodotto chiedere qui, e magari allegando la foto e la descrizione del mobile.

 

 

 

 

credenza legno vecchio

Questo invece, realizzato con legno vecchio misura 11o cm x 90 x 50 ed ha dei ripiani interni. Gli sportelli si aprono a spinta. Può essere costruito anche su misura. Per maggiori informazioni su questo prodotto chiedere qui, e magari allegando la foto e la descrizione del mobile.

 

 

 

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Questo mobile invece è stato venduto, ma possiamo rifarlo anche con misure diverse ovviamente. Per maggiori informazioni su questo prodotto chiedere qui, e magari allegando la foto e la descrizione del mobile.

 

 

 

LRS_4927credenza artigianale Tanit mini, l'alcova arredamenti

Questo mobile si chiama Tanit mini. E’ un mobile che ha avuto nel tempo una unfinità di variazioni che potete vedere anche qui ad esempio. Misura 135x 130 ed è profondo 45 ca. Per maggiori informazioni su questo prodotto chiedere qui, e magari allegando la foto e la descrizione del mobile. 

 

 

 

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Questa piccola credenza in abete ad un anta, misura 100 x 90 x 40. Può essere esguita anche con altre misure.

Per maggiori informazioni su questo prodotto chiedere qui, e magari allegando la foto e la descrizione del mobile. 

 

Tanit

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Il Tanit, è uno dei modelli della nostra produzione che ha avuto più successo nel tempo. Tanit per i Cartaginesi  era la dea della fertilità. Quando molti anni fa, arrivammo a Pantelleria  per trascorrere una vacanza, pensammo subito che potevamo aprire sull’isola,  il nostro primo negozio di arredamento.

All’arrivo al porto, era inevitabile scontrarsi con un enorme cartellone pubblicitario ormai scrostato e usurato dal vento e dal salmastro, sul quale campeggiava la scritta di un vino locale, che ancora oggi viene prodotto. Il Tanit.

Il cartellone era molto bello, soprattutto in relazione alle sue condizioni di deterioramento. Quando diverso tempo dopo, nacque questo mobile a nove sportelli, l’associazione parve inevitabile. Non con il vino, ma con l’idea dei 9 sportelli, della fertilità, e della maternità.

Ci ha portato fortuna e ha elargito di fatto numerosi clienti, soprattutto per la sua versatilità. E’ stato realizzato in  una infinita variante di versioni. 6,4,3,2,10,12 sportelli, verticali, orizzontali o ad angolo.  Con decori sempre diversi ed unici. Un pò come tutti noi, che siamo nati da madri, e attenzioni così  diverse.

 

 

Tanit 6 sportelli

 

Firenze – Salone di Firenze – L’ ultima fiera.

salone di firenze - lalcova - porta dogon

 

Non ricordo sinceramente che anno fosse, quello della nostra prima partecipazione ad una manifestazione fieristica. Ma so che questa sarà con buone probabilità, l’ultima fiera che faremo. E non è poi così importante.  Forse, era il 1990. Erano momenti difficili come oggi.

La svalutazione della lira di quasi il 30% ci aveva costretto a fare i mercati dell’artigianato, cominciando proprio dalla strada.

Un ombrellone sotto la pioggia per ripararsi,  e tanta voglia di fare come sempre.

Ma ogni volta, ora come allora,  che ci si pone di fronte ad un evento di cui ci siamo trovati a valutare l’impegno per parteciparvi,  è inevitabile tirare le somme per capire come ci presenteremo di fronte al pubblico. Guardando a ciò che porteremo oggi in fiera, mi rendo conto che ci sono solo pochi pezzi, come dire “vecchi” o storici della nostra produzione. L’ ottanta per cento è nuovo. Nuovo nel senso, che è nato di recente. Ed in tempo di maggiore incertezza. Questo senza dubbio è un punto di forza, per incontrare la curiosità di chi ci visiterà . Ma è giusto chiedersi anche, come e se il pubblico è cambiato. E come si pone, di fronte ad un prodotto artigianale come il nostro.

Di questo  siamo contenti in parte devo dire. Ci viene fatto osservare inoltre da più parti, che per vendere meglio e far conoscere di più ciò che facciamo, bisogna che in qualche modo ci sforziamo di usare questo mezzo di comunicazione. Internet.

Ma l’artigianato, inteso come qualcosa che viene creato da colui  che  “sa” fare, viene stimato spesso in maniera errata o difficilmente compreso.Come come fosse una forma di arte.Come qualcosa di straordinario, oppure di inaccessibile.

Questo probabilmente paradossalmente deriva, dalla facilità di consumare qualsiasi prodotto, che comodamente può essere acquistato su un semplice catalogo o in un grande centro commerciale.  La strada che separa l’acquisto di un oggetto qualsiasi,  dalla storia che lo ha prodotto, traspare sempre più come essere rapida e tracciabile, tanto da rendere l’intero processo creativo di un oggetto, quasi scontato e prevedibile. Si sa da dove viene, chi l’ha fatto, e si può capire spesso toccandolo, la sua qualità  fino a giustificarne il prezzo.

Ed è pieno di quei riferimenti, che invece non possono essere tracciabili,  in un prodotto come il nostro, che nascono da dinamiche a volte incomprensibili, anche a noi che lo produciamo.  

Un pezzo prodotto artigianalmente deve essere visto con altri occhi, o si rischia di non capire cosa si sta acquistando e peggio ancora, si rischia di rimanere insoddisfatti fino al punto di sentirlo distante e inaccessibile. La conseguenza diretta, della fine della tradizione orale. Soprattutto è cambiato il rapporto con il cliente che spesso non comprende che dietro ad un lavoro di questo tipo, ci sono una infinità di dettagli che lo rendono, per chi lavora, del tutto indivisibile dalla sua storia e dal suo percorso. Qualsiasi esso sia stato, o ancora sia.

 Prime due giornate di fiera.

Incontri con personaggi particolari. Da quelli che ti chiedono l’elemosina, come è accaduto ieri, a quelli che ti chiedono se magari vendi i mobili che hai esposti. Ti verrebbe voglia di rispondere male, ma alla fine con il miglior sorriso che hai, l’unica cosa che puoi fare è ammettere, che li hai portati a Firenze per fargli prendere aria.

Ascoltare le storie di chi ti viene a trovare, qualsiasi esse siano, è l unico modo per farsi piacere una fiera. Al di là se venderai o meno. Può succedere veramente di tutto, e ti aiuta ad ingannare attese spesso molto lunghe.  Ricordo molto bene di una cliente, che entrò un giorno nel nostro stand, come folgorata. Ci siamo abituati e ci fa piacere. Scelse subito due pezzi  e se li fece consegnare immediatamente. Un tavolo con la sabbia, e un Tanit. Uno dei modelli che abbiamo sempre venduto con più facilità. Un mobile a 9 sportelli simile a questo. Una volta consegnato il tutto, stavo per andarmene, quando la signora, un’ attrice  che insegnava teatro presso il carcere di Volterra, mi chiese di pregare insieme a lei. Era una devota della Soka Gakkai. La cosa non mi stupì affatto ed ero, ma a quanto pare, non mi potevo ritenere esonerato, da quella situazione.  Andammo in una stanza della sua casa in cui aveva allestito un   gohonzon .

Si tratta di un piccolo altare votivo, all’interno del quale  si trova una pergamena. Ci sedemmo a terra, mi consegnò un biglietto sul quale potevo leggere un mantra da ripetere, e dopo avermi chiesto di rispettare qualche minuto di silenzio e meditazione, cominciammo a ripetere insieme quanto era scritto sul foglio, che ancora gelosamente conservo. Era il suo modo di condividere con me la gioia di aver fatto un acquisto che l’ aveva resa felice. Soddisfazioni rare, che nascono  proprio dal coltivare rispetto verso chi ci viene incontro, chiunque esso sia.

Ultime due giornate di Fiera

L’ idea di partenza,  era quella di raccontare una manifestazione fieristica dalla nostra prospettiva, ma l’unico divertimento, temo sia stato assistere alle tecniche dei venditori  di Folletto, l’aspiratutto.  Peccato, per chi si  è perso  l’abbordaggio del cliente, “made in tuscany”.

Sono incredibili. Un esercito di venditori scatenati e armati da una grinta da fare invidia. Ne avessimo noi un paio, probabilmente non saremmo qui a raccontare fesserie.  

In effetti non è successo molto nei giorni infrasettimanali, e non staremo qui a sottolineare ciò che non è accaduto, vista la scarsità di pubblico e di espositori. Di fatto, il cuore della fiera,  ha battuto,  nei due week end in cui il Salone ha funzionato, come sempre.  Siamo stati avvicinati da molti clienti passati e da quelli che lo sono diventati. Tra le cose più interessanti la collaborazione con Marco Valenza.

 

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Ho visto crescere Marco.   Nato e cresciuto a Pantelleria, dove da più di venti  anni abbiamo un piccolo negozio di arredamento e complementi di arredo L’alcova, Marco, si è da poco diplomato all’ Accademia di Belle Arti di Carrara a pieni voti. Cresciuto in una famiglia che sicuramente ha saputo trasmettergli il senso del lavoro e del rispetto, si è da poco trasferito a Firenze. 

Ad un tratto, me lo sono trovato nel nostro  stand, pieno di quella voglia di fare, e di quella conoscenza innata  e tipica, di chi sa tradurre, con il  colore la sua natura.  Ci ha fatto compagnia durante questa settimana, ed era piuttosto inevitabile che incominciassimo a mettere giù, delle idee per future collaborazioni. 

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La Sicilia  senza sapere fino a che punto, e  per quella sola parte, che appartiene al piacere di chi la visita,  contiene  e vive di una memoria, che per altre regioni d’Italia si evoca solo nei musei.

E’ un qualcosa che si  esprime attraverso le sue contraddizioni, i suoi odori e la sua incapacità di fare a meno di tutto questo. Per fortuna, e nonostante i luoghi comuni. 

Da tempo, cercavo qualcuno che sapesse raccogliere la mia intenzione di avvicinarmi nel dettaglio, al gusto iconografico di alcune passioni siciliane,  che mi trascino dentro da sempre. Chi, in questo caso,  meglio di Marco ?

 

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Nell’ordine,  un naufragio, un ex voto o una cassetta di frutta possono essere le varianti, di un gioco di cui non conosco ancora l’inizio. 

 

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Cosa c’ entri tutto questo con la Toscana, con i nostri clienti abituali o non, o con quelli che seguitavano a ripetere , “vedi codesti sono bellini per le case a i mmare”, io non lo so. Questi ultimi si sono diradati di recente. La crisi per fortuna, deve averli decimati.

Le spie invece,  sono sempre presenti.  A noi piace considerarle tali. E ci fanno sentire quasi indispensabili. Di solito si riconoscono dai vestiti ( blu in lungo, o casacca avio reverse beige ) e dallo sguardo catatonico.   Rigorosamente in coppia, di uomini ovviamente, si strattonano delicatamente nello stand,  assenti e con lo sguardo rivolto altrove. Hanno sempre il telefono in mano pronti a scattare foto ed il metro in tasca. Evitano rigorosamente il tuo sguardo. 

Per farli scappare, mentre si bisbigliano le varianti  con cui faranno assai meglio di te ciò che vedono, l’unica cosa è scattare in piedi all’improvviso fingendo un colpo di tosse ricco di umori. Loro ti vedranno con la coda dell’orecchio, e toccandosi leggermente spariranno come falene di notte, spesso invitandosi l’un l’altro, a voce alta per prendere un caffè. Oggi è il Brasile, a guardarci da lontano, come dalle statistiche del nostro sito di Google Analytics. Secondi dopo l’Italia. A corto di idee a quanto pare.

 

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Sicuramente una costante delle fiere sono le coppie di qualsiasi genere, in cerca di soluzioni. Con piccole e grandi differenze di età. Sempre tra i 30 e i 40, e di qualsiasi genere.  Sono quelle più attente.

Ricambiamo sempre il piacere con tutte  le diversità di genere, senza riserve. Tra diversi, (  ma da cosa poi ? ), ci verrebbe da dire infine,  ci si capisce al volo.

Una casa va arredata con calma, e senza fretta. Inutile programmarla, se si vuole farla aderire al proprio sogno e magarli farla diventare una tana. Per tutto il resto basta Mastercard. O un catalogo qualsiasi.

Importante è viverla giorno dopo giorno. Faticarsela per risolverla. Aspettare che l’oggetto di cui avevavmo bisogno ci scelga, più che imporre il nostro bisogno di averne uno che ci accontenti comunque. Sono certo che se andassi a scavare nella vita di ognuno che dorme in un nostro letto, avrei avuto una storia in più da raccontare. Quanti figli sono nati in quei letti ?  Un giorno, forse tra poco, li vorrò conoscere. 

Una mediazione è ncessaria anche in questo. Anche per chi scrive, certo che non verrà letto. L’assenza di lettori, non è sempre un dato di fatto importante, in  relazione a ciò che si vuole ottenere e raccontare.

Si scrive anche solo per raccontare. Qualcuno prima o poi,  raccoglierà e diventerà qualcosa di diverso.

Per noi, per me, è stato solo il modo per definire il  territorio e la unicità della propria esperienza. A dispetto di  professionalità imbarazzanti. Di stereotipi a cui non riuscire malgrado tutto ad aderire.

 Le contaminazioni vanno augurate e sperate anche fosse per mantenere vivo un ricordo.  Un ennesima partenza, un arrivo nell’isola che ami, o in ciò che di bello sei riuscito a partorire, quasi come un figlio.

 

 

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Perché Barga

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Quando abbiamo aperto a Barga, in provincia di Lucca, il nostro secondo piccolo show room, cercavamo esattamente un posto del genere.

Avevo sempre sentito parlare di Barga attraverso la radio o i giornali. E credevo fosse in una valle buia e piena di verde. In realtà Barga si trova in alto e domina la Mediavalle.

Mi incuriosiva che in posto del genere venissero organizzati dei festival musicali quali Opera barga e Barga jazz. Quando ci arrivai una domenica di settembre inoltrato,  quasi 10 anni fa, in ogni piazza del piccolo borgo medievale, c’ era un gruppo jazz che suonava. Qualche scozzese in kilt sorseggiava birra in compagnia. Capii che era il posto giusto.

Da Barga negli anni 800 e 900, erano emigrati in molti verso la Scozia, per cercare lavoro. I Barghigiani avevavo messo su famiglia e le generazioni successive sono poi tornate a Barga, per sistemare le case dove erano cresciuti i loro nonni, o della loro stessa infanzia.

Un amministrazione locale particolarmente attenta, aveva di fatto saputo creare un giro virtuoso di presenze straniere e non, che hanno fatto nel tempo, la fortuna del luogo negli anni antecedenti la crisi.

Un Borgo molto bello ed una toscana diversa nel paesaggio, quanto aspra e dolce.

Le vecchie botteghe artigianali di un tempo, erano state date in affitto a prezzi accessibili, a tutti coloro che volevano far rivivere quel centro storico, così particolare.

Chiesi in giro informazioni ed il  Comune stesso, mi mise in condizione di trovare il locale dove esponiamo, e dopo un mese aprii, quella che per noi è stata un importante vetrina. Non tanto per gli Scozzesi, che con il nostro gusto non hanno fatto una concreta amicizia , ma con tutti coloro che passando in visita al Borgo ci ritrovavano, perchè magari ci avevano già visto a Firenze in fiera, o ci scoprivano per la prima volta.

 

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Per info contattare info@lalcova.com

A crudo

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Da molto tempo, sentivamo il bisogno di produrre, come dire…. “a crudo”. Una sorta di esasperazione estetica che non prevede compromessi. O ti piace, o non ti piace.

L’idea era quella di cominciare a produrre mobili, con legno al naturale o vecchio, e senza quasi alcun tipo di protezione o pellicola protettiva.  Un qualcosa  molto vicino all’idea di un oggetto, che ha tirato su da solo la patina del tempo.

Un oggetto che ha stabilizzato il suo desiderio di essere acquistato e accolto. Perchè si mostra senza alcun tipo di leziosità o ruffianeria.

Ci piace, soprattutto perchè ci somiglia. Istintivo e deciso.

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cajondearquitecto

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Siamo da sempre appassionati di architettura. Cercavamo notizie di Louis Khan e abbiamo scoperto casualmente questo blog cajondearquitecto , che abbiamo trovato molto interessante.

L’uomo dei letti.

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Questa immagine ha più di dieci anni. E ancora  ci piace. Fu realizzata in una giornata di Ottobre. Una di quelle in cui ci si illude che sia ancora estate, e che durerà.

Insieme ad un gruppo di amici e volenterosi, ci eravamo recati a Vada, sulla costa tirrenica toscana. Il mare, in quel punto, ha una colorazione insolita, del tutto innaturale quanto accattivante. Come ci racconta Bobo Rondelli. All’inizio, come spesso accade in questi casi, non sapevo bene cosa volessi trasmettere. Di sicuro, poi lo capii.

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